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Una favola d'autunno

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La nostra favola inizia una domenica d’autunno di 7 anni fa quando io e G. decidemmo di fare una passeggiata in campagna. Eravamo un po’ tristi e malinconici. Oramai i nostri pensieri erano tutti concentrati sulla nostra attesa. Vivevamo già insieme da 9 anni di cui 4 da sposati.
Dopo vari tentativi di fecondazioni vissuti malissimo capimmo che la nostra strada per diventare genitori era ben diversa. Così nel luglio 2001 presentammo al Tribunale dei Minori la nostra domanda di adozione nazionale e internazionale e dopo 13 mesi di colloqui, visite specialistiche e burocrazia a non finire con l’associazione i nostri documenti erano già in Colombia in attesa di un abbinamento con un bimbo in età prescolare. Era tutto quello che sapevamo, ma per chissà quanto tempo avremmo dovuto ancora aspettare.

 

Imboccammo un viale di castagni, raccogliemmo una castagna a testa e scambiandocele ci dicemmo che ci avrebbero portato fortuna.

 

Quel giorno nacque la nostra bambina.

Nel frattempo negli ultimi 6 mesi erano nate tra i nostri amici e parenti ben 7 bambine: Gaia, Giulia , Sofia, Francesca, Giada, Veronica e Rebecca. Eravamo ancora più frustrati perché circondati da tanta gioia che potevamo vivere solo da spettatori. Ignari ancora del lieto evento preparammo la cameretta con i mobili di quando G. viveva in famiglia. Erano dell’IKEA e sebbene fossero passati più di 10 anni erano ancora in ottime condizioni. Per la prima volta facemmo gli imbianchini dipingendo la cameretta di un azzurro polvere, mettendo una striscia con gli orsetti e un poster di Titti. Il risultato finale fu bellissimo. Passarono poco più di due settimane quando in ufficio mi arrivò una telefonata dell’assistente sociale.

Fui sorpresa, erano passate poche settimane dal nostro ultimo incontro.

“Pronto ?”

“La signora R.?”

“Sono io !”

“Buon giorno signora sono l’assistente sociale” non so perché ma il cuore cominciava a battermi più forte.

“Ah, buongiorno signora come va?”

“Bene grazie, la chiamavo per sapere a che punto sono i vostri documenti per la Colombia”

Che strano, avevamo già parlato di quei documenti. Ho cercato di mantenere la calma e quasi come un registratore le ho ripetuto le stesse cose che già le avevamo detto.

“Abbiamo consegnato tutti i documenti all’associazione che li ha spediti in Colombia. Adesso aspettiamo dall’Istituto Colombiano de Bienestar Familiar una lettera dove ci verrà specificata l’età circa del bambino”.

“Quindi non avete ancora un abbinamento ? No perché sa, è il tribunale che me lo sta chiedendo!”

Il mio cuore era già al galoppo… anche adesso che sto scrivendo.

“NO !! Ma mi scusi, mi sta mettendo una pulce all’orecchio, ma perché, c’è qualcosa? ”

“Si signora, c’è qualcosa, ma mi deve dire ancora una cosa. Lei in questo momento è incinta?”

Avevo già capito.

“NO !!!”

“Bene signora, c’è una bambina di 17 giorni che vi sta aspettando” Il mio cuore era impazzito.

“Ma devo venire subito ????”

“No signora ci vediamo domani che vi spieghiamo tutto”

“Ma la bambina adesso dov’è ?”

“Si trova in una comunità”

“Grazie, grazie mille signora”

“Non deve ringraziare me signora ma il Tribunale”

“Arrivederci”

Attacco il telefono e non ero più come prima, la mia vita era già cambiata lo capivo dalle facce delle mie colleghe che mi guardavano piangendo. Io ero stordita, mi sentivo la tremarella. Una bambina ? Avevo sempre sognato una bambina …una femminuccia ! Oh mio Dio, chi se l’aspettava un neonato ! E in quel momento ho pensato ai biberon, ai pannolini, al fagottino che avrei presto tenuto tra le braccia. Tutte cose che non pensavo potessero capitarmi. Poi dissi “adesso devo andare a dirglielo a G.”. Così uscii dall’ufficio con le mie colleghe che curiose da lontano non volevano perdersi la scena e dai vetri dell’ufficio chiamai mio marito che lavorava nell’ufficio a fianco. Lui vedendomi con gli occhi rossi e un sorriso gigantesco aveva già capito tutto. Così gli dissi ”Ha chiamato l’assistente sociale, ci danno una bambina di 17 giorni” e prendendogli la faccia tra le mie mani ripetei “ma ti rendi conto, una bambina piccola, appena nata!!!!” E così anche gli occhi di G. diventarono lucidi e disse “Lo sapevo !” Lui se l’aspettava , era convinto che avessimo possibilità con l’adozione nazionale, io invece no, non ci credevo affatto. E chi ha lavorato più quel giorno ? Continuavo a scuotere la testa dicendo che tanto doveva esserci qualcosa che non andava, sembrava tutto troppo bello. Avevamo paura che la bambina non stesse bene, non conoscevamo il suo stato di salute ed eravamo preoccupati ma nel tempo stesso orgogliosi di noi stessi e ci sentivamo lusingati nell’essere stati prescelti. Tornati a casa eravamo così euforici, ci siamo messi le scarpe da ginnastica e siamo andati a camminare per scaricare la forte tensione e poi a pregare che tutto andasse liscio. Ricordo che a cena abbiamo mangiato pochissimo e che a letto siamo rimasti svegli fino alle tre …. E chi poteva dormire? Al mattino in ufficio ho scaricato la tensione chiusa in magazzino a piangere. Alle 13,15 puntuali arrivammo all’appuntamento. Ridacchiavamo nervosamente. Finalmente arrivarono, ci accomodammo  nell’ufficio. La dott.ssa L.C. psicologa e l’assistente sociale E.P. (in seguito da noi soprannominate le signore cicogne) ci accolsero con un enorme sorriso. Erano state loro a incontrarci nei lunghi colloqui e a scrivere su noi due le relazioni  spedite poi al tribunale. Ci dissero “Siamo più emozionate di voi” E io “Non credo!” “Come vi sentite?” E io “Come dice una canzone di Carmen Consoli, confusi e felici” risata generale e poi l’apertura della magica cartellina. L’assistente sociale molto professionale, cominciò a prendere i fogli in mano e disse “La bambina si chiama R.T.. Il suo cognome è stato sorteggiato in realtà non esiste. E’ nata all’Ospedale …. e non è stata riconosciuta alla nascita. Le hanno fatto un’ecografia e le hanno riscontrato un’anca ancora immatura, porta quindi doppio pannolino ma è una cosa lieve, avrà da ripetere l’ecografia tra un mese, gli esami del sangue sono regolari e ….” Io la interruppi subito e chiesi “Ma allora è sana??” “Si signora”così tirammo un bel sospiro di sollievo”. Ma l’assistente sociale disse ”C’è però una cosa. Voi non avevate dato disponibilità al rischio giuridico, ma questa bambina vi verrebbe data in affidamento perché per i primi sei mesi potrebbe essere ancora reclamata da un familiare, ma non vi verrebbe portata via all’istante , si aprirebbe un rischio giuridico”

A quel punto io e G. ci scambiammo uno sguardo di intesa “Si, accettiamo!!! Dove dobbiamo firmare ??” e loro “ No, dovete vederla prima di accettare” E io “ ma noi abbiamo già accettato , non ci serve vederla noi la vogliamo già” “signora è la legge”. Usciti dall’ufficio andammo finalmente a dare la notizia alle nonne e agli zii. Avevo sognato questo momento tante volte e adesso stava succedendo davvero. Andammo a dare la notizia e le lacrime cominciarono a scendere prima a casa di mia mamma poi dalla mamma di G. e per finire dalla famiglia di mio fratello. Ricordo che quando risalimmo in macchina eravamo talmente esausti da tutti questi stati di emozione che ci stupimmo nel vedere che erano solo le 9 di sera, ci sembrò già notte. Il giorno dopo, venerdì, era festa di tutti i santi. Siamo rimasti a casa, non siamo potuti neanche uscire per fare i primi acquisti perché i negozi erano chiusi. Alla sera telefonai a C., la mia collega che mi aveva gentilmente fatto una lettera di raccomandazioni per la Colombia , era incinta e mi dettò per telefono il necessario per il corredino. Sabato grandi acquisti: corredino, biancheria, carrozzina, fasciatoio, … Passato il week end, il lunedì tornammo a lavorare con la speranza di ricevere presto notizie. Andai a dare la notizia al direttore dell’azienda e al capo del personale e tutti e due si congratularono sinceramente contenti della bella notizia, anche perché sapevano che dovevamo assentarci entrambi per il viaggio in Colombia, invece …  Nel pomeriggio chiamai l’assistente sociale ma purtroppo mi disse di aspettare ancora e che appena avrebbe saputo qualcosa ci avrebbe chiamato. Il martedì ci diede l’appuntamento per il giorno dopo. Finalmente andavamo a conoscere la nostra bambina. Il mercoledì dopo aver lavorato fino alle h.14 ci trovammo davanti agli uffici assistenziali dove avevamo appuntamento con l’assistente sociale che ci avrebbe accompagnato. Non riuscivamo a trovare l’Istituto perché a lei era stato dato un numero civico che corrispondeva a un benzinaio. Abbiamo riso ma la tensione saliva sempre di più e anche la paura di non riuscire a vederla. Poi dopo una telefonata fatta in Tribunale abbiamo finalmente l’indirizzo esatto, era solo due isolati più in là. Un edificio nuovo, molto bello che avevo già notato altre volte passando in macchina. Prima di salire l’assistente sociale ci fa le ultime raccomandazioni “Non presentatevi agli operatori della comunità e non dite dove abitate”. All’ingresso incrociamo un signore con cui l’assistente sociale scambia quattro parole, era il direttore della comunità. Mentre salivamo le scale del pianerottolo lui si volta a guardarci e dice “Siete voi i genitori di R.? Complimenti è una bambina bellissima!” Huauuu sapevamo anche che era bellissima e noi eravamo ancora più gasati. Poi l’ingresso in un grande appartamento dove appena varcata la soglia veniamo invitati a infilarci sopra le scarpe dei calzari di nylon azzurri. Le pareti erano tinteggiate di colori pastello con strisce colorate, i primi bimbi si vedevano già da lì perché stavano tutti nel salone centrale all’interno di un grande recinto sopra a dei grandi tappetini. Ce ne saranno stati 7/8. Abbiamo attraversato un piccolo corridoio in mezzo a questi bimbi per raggiungere l’ufficio dove il direttore ci ha fatto accomodare. Eravamo seduti con i giacconi in mano e il direttore ha fatto chiamare una ragazza di nome A. che si stava occupando di lei. Dolcissima, capelli corti e occhi scuri, voce rauca e un grembiulino giallo. Si siede vicino a lui e insieme ascoltiamo il direttore che legge gli incartamenti dell’ospedale che la piccola aveva lasciato solo poche ore prima del nostro arrivo in comunità. Poi il direttore disse “Adesso se volete potete conoscerla, ve la portiamo qui in ufficio?” e io “ Se fosse possibile preferirei un incontro più informale, possiamo uscire dalla stanza?” Così abbiamo aspettato fuori dalla porta che A. l’andasse a prendere. Ecco, A. spinge una carrozzina blu molto simile a quella che abbiamo comprato e si ferma vicino a me. Adesso la vedo. E’ bellissima. E’come l’ho sognata tante volte. Una bella testa tonda, una pelle chiarissima, una pelurietta rossiccia in testa e due occhioni blu spalancati. “Ciao amore !” Ma non sono riuscita a fare o a dire di più. Ero troppo emozionata. Si avvicina G. e dice “Posso prenderla?” e con una disinvoltura davvero sorprendente la scopre e la prende in braccio. Sono stati momenti di fortissima emozione, ci sentivamo impacciati ma felici da pazzi. Ci hanno fatto accomodare in una stanza con scritto fuori ”Stanza dei genitori” All’interno un divanetto, un piccolo armadio con disegnati sopra dei pagliacci, un tavolino per bimbi con sgabelli e una porta finestra che dava sul corso principale, eravamo al primo piano ma i rumori fuori non si sentivano. Così A. ci insegna la postura giusta per tenerla in braccio e ci porta un bel biberon di latte che io le ho dato … come mi sentivo imbranata, ricordo che la sera avevo male alle spalle per come avevo tenuto rigidi i muscoli. Dopo il latte A. la porta in bagno a cambiarle il pannolino e noi timidamente le abbiamo seguite. Tolse il pannolino e per un attimo rimase a gambe nude. Ricordo ancora che disse “ E’ piccola ma tonica e ben proporzionata” Il nostro orgoglio di neogenitori saliva sempre più alle stelle. L’appuntamento era per l’indomani mattina. A malincuore l’abbiamo salutata. In macchina ho chiamato subito mia madre e per prima cosa le dissi “E’ bellissima!!!”. Il giorno dopo in ufficio dovetti dare la notizia a tutti anche perché dopo due ore sarei andata in maternità. Così scrissi un'e-mail a tutti quelli a cui mi faceva piacere dare la notizia. Scrissi: “Cari amici e colleghi, è successo tutto all’improvviso. Vado in maternità. Il buon Dio ci ha fatto un grande dono: una bellissima bambina di pochi giorni e io e mio marito G. ci faremo “adottare da lei”. Quindi non ci vedremo per qualche mese. Buon lavoro e arrivederci a tutti”. In giro di pochi minuti venivano in processione colleghe e colleghi commossi ed emozionati dalla notizia, anche perché in tanti non sapevano neanche della nostra intenzione ad adottare. Incredibile una settimana prima non sapevo nulla e adesso andavo in maternità. L’abbiamo raggiunta in comunità, G. dalle scale del pianerottolo riconosce il suo pianto. Erano in ritardo con la poppata e la ragazza che quel giorno si occupava di lei è stata ripresa da una superiore, più tardi una signora di mezza età bionda ed energica le ha fatto il bagnetto in un grosso lavandino tipo quelle delle scuole. Era la prima volta che la vedevamo tutta nuda. Che bella e che piccola che era, aveva 23 giorni e pesava solo Kg 3,100.  Nel pomeriggio andiamo in Tribunale per definire l’affidamento. Prima di scendere dalla macchina ci rileggiamo su un post-it giallo scritto a matita gli eventuali nomi di battesimo che potevano piacerci nel caso ci avessero detto che R. era da cambiare ma non ce n’era nessuno che ci piacesse particolarmente. Arrivati in ufficio l’assistente sociale ci fa firmare dei documenti dove per la prima volta leggiamo in neretto il suo nome con il nostro cognome. Capiamo che questo è il suo nome definitivo, così io e G. ci guardiamo con un sorriso. Si, era il suo nome, ed era perfetto così. Poi ci rilascia delle dichiarazioni di affidamento da tenere sempre con noi, tutti gli incartamenti dell’ospedale, l’autorizzazione per portarla via dalla comunità, ci dice che dobbiamo aspettare sei mesi prima che ci venga confermato l’affidamento preadottivo, un paio di mesi prima che la Regione ci spedisca il foglio per iscriverla alla ASL , circa due anni per il Battesimo e che non possiamo richiedere gli assegni familiari in azienda fino a quando non è definitivamente adottata, che non possiamo portarla all’estero per due anni, che la sua residenza per due anni sarà una sede ASL e quando si confermerà l’adozione richiedere il cambio di residenza al comune di Nichelino. Io prendo nota di tutto quasi come una brava segretaria mentre il suo capo le detta una lettera. Ma la cosa principale è che ci comunica che l’indomani mattina possiamo portarla a casa. Evviva !! Telefono al pediatra il dottor B. neonatologo che mi era stato raccomandato dal nostro medico curante. Volevo che la visitasse la sera stessa che arrivava a casa. Aveva un po’ di raffreddore e un occhietto che spurgava secrezione gialla. La sera del giovedì controllo la borsa già pronta da giorni con all’interno pannolini puliti, calzini di cotone, body bianco mezza manica di cotone felpato, tutina di spugna rosa, golfino e ghettine rosa, tutone imbottito, cuffietta di lana, sacco di piuma blu, volevo che  fosse tutto perfetto. Questa volta l’andavamo a prendere. Usciamo di casa con la nostra carrozzina. Arrivati mi insegnano a prepararle il biberon con il latte in polvere poi dopo la poppata e il ruttino finalmente la portiamo in bagno l’ adagio sul fasciatolo e le tolgo i vestiti . Ricordo che a fianco del fasciatoio c’era una cassettiera con tanti piccoli cassetti  contenenti tutine e biancheria su ciascun cassetto un’etichetta con sopra scritta la taglia. Che emozione la stavo vestendo per la prima volta con G. che mi dava una mano. Poi vado nel salone centrale e con un sorrisone dico “a chi consegno il foglio di via ?”. Prima di uscire mi consegnano un foglio scritto a mano con il n° di telefono della comunità, gli orari delle poppate e le dosi delle vitamine che prendeva. Dopo poco i saluti e via verso casa. Papà guidava e mi chiedeva “ cosa sta facendo ?” e io che ero seduta dietro con lei “Adesso dorme, adesso mi guarda, adesso si muove…. “ Arrivati sotto casa suoniamo a festa il campanello della nonna che non stava più nella pelle. G. prende l’ascensore con R. che era nella carrozzina ed io che insieme a loro non ci stavo faccio le scale di corsa sperando di arrivare in tempo per vedere la reazione della nonna quando la vede. Ma non ce la faccio. Quando arrivo al nostro piano la nonna l’ aveva già vista, era tanto emozionata anche perché le era sembrato di vedere me 36 anni prima. Dopo poco anche l’altra nonna arriva per conoscere la sua prima nipote. Nella serata riceviamo la visita del pediatra. Le fa un’accurata visita sul tavolo in tinello. La trova bene e dice che è proprio una bella bambina. Ci lascia le ricette di una crema idratante da darle su tutto il corpo perché aveva una pelle delicatissima e la schiena era rossa come un peperone, dei lavaggi da fare all’occhietto, e l’aerosol perché era raffreddata. La prima notte l’abbiamo passata tutti e tre nella nostra camera da letto ma io e G. non riuscivamo a dormire dalla tensione. Ci sporgevamo dal letto ogni momento per osservarla dormire dentro la carrozzina. Il giorno dopo arrivano gli zii e le due piccole cuginette che in silenzio la osservano dormire nella carrozzina. Siamo tutti felici. Adesso è lei la piccola di famiglia.

 

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