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Conigli bianchi e occhi d'Africa

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occhiafricaQuando si legge la storia di un’adozione sembra sempre un po’ di leggere la propria: nel passato (spesso travagliato), nel presente (carico di emozionante e quotidiana normalità), nel futuro (un palcoscenico da calcare, con i suoi rischi e il suo fascino ignoto).
Anche la nostra storia è simile a quella di molte altre coppie  - e altrettanto differente.
Gli inizi non sono stati dei migliori: i rapporti con i servizi sociali e con il Tribunale pessimi, la ricerca dell’ente faticosa e poi l’attesa prima di partire (dopo aver già avuto l’agognato abbinamento) dilatata a quasi un anno per intoppi burocratici.
La scelta di adottare nel caso mio e di Marco è stata fatta pur sapendo di poter avere figli biologici. I motivi che ci hanno spinti a percorrere questa strada, pur sapendo di poter avere figli in modo – se così si può dire – più semplice, sono stati molteplici, ben ponderati negli anni: per assistenti sociali e psicologi si è trattato di una scelta a dir poco incomprensibile o comunque piena di reconditi e sinistri significati psicologici.
La nostra sincerità su una motivazione così importante (insieme certamente ad una serie di altre incomprensioni con i SS) ha fatto sì che impiegassimo circa tre anni ad avere il sospirato decreto d’idoneità. Da quel momento, la strada ci è parsa in discesa: sbagliato!
Gli enti sembravano oberati di richieste e abbiamo ricevuto alcuni rifiuti prima di approdare alla nostra destinazione.
Nel nostro caso è stato l’ente a scegliere il paese, tenuto conto delle nostre inclinazioni e dei nostri trascorsi.
E così siamo approdati nella Repubblica Democratica del Congo, dove, nel giro di qualche mese, siamo stati abbinati ad una bimba di 6 anni, R.
Di lei, per quasi un anno, abbiamo avuto soltanto una scheda di cinque righe e una foto. La foto di una bimba esile e sorridente, talmente carina con le sue treccine colorate da far esclamare all’amico spiritoso “Potrebbe fare la pubblicità per la Benetton!”.
Sulla scheda c’erano solo verbi al condizionale… “potrebbe avere…non sembrerebbe…sarebbe stata ritrovata…”: nessuna certezza, eppure quella scheda è stata letta e studiata da noi con una intensità da laureandi.
Per mesi abbiamo aspettato, a causa di problemi burocratici, senza sapere nulla di più e con il non confessato timore che potesse succedere qualcosa: un’epidemia, un incidente, una malattia…
Eravamo, allora, molto egoisti, come forse è giusto che siano, in certi momenti della loro vita, tutti i genitori: nel piccolo Centro di accoglienza di Kinshasa c’erano circa una dozzina di bimbi, ma i nostri pensieri andavano solo a lei.
Fino a quando, finalmente, non l’abbiamo incontrata: un passerotto che per due ore, al momento del fatidico incontro, ci è rimasta in braccio senza dire una parola, ad un certo punto addormentandosi.
Gli altri bimbi del Centro osservavano curiosi: i più piccoli con sorrisi radiosi e fiduciosi, quelli più grandi con occhi pieni di una saggezza che stringeva il cuore.
Per loro, ormai “grandi” a 10-11 anni, non rimaneva che guardare gli amici partire. Anche R. (e due suoi piccoli compagni, in quell’occasione) è partita con noi, lasciando alla maman che l’aveva accudita per più di due anni un pupazzo di peluche e portandosi via soltanto i vestitini che aveva addosso.
La permanenza in RDC è stata breve, circa 20 giorni, ma faticosa per l’incertezza che avvolgeva la definitiva conclusione delle pratiche, in un Paese ricchissimo e dalla splendida natura che ingrassa sciacalli europei, americani e cinesi, mentre la sua gente vive in mezzo all’immondizia, sopportando la corruzione di piccoli e grandi funzionari locali e considerandosi felicemente giunta all’insperata vecchiaia allo scoccare del 40° compleanno.
Un compagno di scuola ha detto ad R. che “in Africa mangiano i ragni” e lei si è difesa dicendo che l’Africa è un “paese bellissimo”, poi un po’ da piangere le è venuto, nonostante l’aria spavalda che si è sforzata di mettere su.
Quando R. sarà un po’ più grande, torneremo in Africa, perché lei abbia un’opportunità in più per mettere a posto le tessere, adesso molto confuse,del suo passato e perché possa dire, con la certezza che viene dalla conoscenza, che l’Africa è davvero un “luogo bellissimo”.
Per ora, la nostra vita famigliare procede con gli alti e bassi di un trio impegnato e un po’ caotico, a volte alle prese con la curiosità imbarazzante e fuori luogo di maleducati sconosciuti, nella maggior parte dei casi con le difficoltà e le soddisfazioni grandi e piccole che tutte le famiglie vivono.
L’ultima cosa che abbiamo ampliato è stato il nostro “parco – animali”: alla coppia di coniglietti nani che già avevamo ne abbiamo aggiunto un altro.
Lo abbiamo lasciato scegliere ad R. perché iniziasse a sentirsi un po’ più vicina ai suoi fratelli animali...
Lo ha scelto come c’era da aspettarsi da una bimba di 7 anni: piccolo, bianco, tenerissimo.
E figlio di una coniglietta trovata abbandonata.

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